Tuesday, 1 September 2015

INCIPIT


   Sin da quando ero bambino ho sempre voluto fare l’artista. Un artista indossa una giacca di velluto a coste, si lascia crescere i capelli e passa le sue giornate accovacciato contro le pareti di una stazione di polizia. Le pareti della stazione di polizia di Lijiakou erano costruite in mattoni a vista, di colore grigio scuro, e mio zio stava spesso accovacciato contro di esse, soffiando aria nelle proprie guance finché non sbuffavano. Oltre alle guance, a volte anche la sua giacca di velluto iniziava a gonfiarsi ed a sbuffare con un suono simile a quello dei vecchi battelli del Fiume Giallo. Per questo motivo, egli spesso appariva più grasso di quanto non fosse realmente. Da allora quell’immagine mi ha lasciato con l’impressione che gli artisti siano un po’ come dei sacchi, che ogni tanto iniziano a gonfiarsi senza preavviso. L’unica differenza tra gli uni e gli altri è che se mentre cammini rimani impigliato in un sacco e vuoi liberartene, per farlo devi compiere uno sforzo, aiutandoti magari con le mani; se invece inciampi in un artista è sufficiente che tu gli dia un calcio e questi si toglierà di torno da solo. Come lo ricordo io, appoggiata alla base di un piano verticale grigio e lucente (che sarebbe la parete) c’era una palla marrone (marrone era il colore della giacca di velluto) – quello era esattamente mio zio.